Il Culto Delle Immaginette

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Madonne Ritrovate. . . oltre oceano

 

Nata in Puglia (Foggia), vivo negli Stati Uniti dal 1965. Ho trascorso l’infanzia a casa di mia nonna  in un ambiente patriarcale, in cui agnosticismo e anticlericalismo maschile convivevano rispettosamente con un fervido cattolicesimo femminile. Tra i più vividi ricordi di quel tempo, serbo quello di una zia materna, che passava ore e ore, nella sua camera da letto, recitando il rosario o leggendo, in silenzio, preghiere in messali e su immaginette, il capo leggermente prostrato. Nessuno mai osava interrompere i suoi riti quotidiani; un rispettoso silenzio si ergeva a guardia del suo spazio. Il traffico casalingo rallentava davanti alla porta del suo “santuario.”

Di tanto in tanto, con gran cautela, entravo in quella camera, e rimanevo a guardarla, affascinata dagli oggetti della sua devozione— lumini, crocifissi, immaginette — specialmente da queste ultime che ero convinta avessero un magico potere. Ogni giorno il rito si ripeteva, immutato: recitava il rosario, poi sfogliava un libro di preghiere rilegato in pelle, e alla fine— la parte che mi affascinava di più— leggeva le preghiere a tergo di varie immaginette, disposte, in ordine meticoloso, su un piccolo tavolo al lato della sua poltrona: la Madonna dei Sette Veli, la Madonna Incoronata, la Madonna Addolorata, San Giovanni Bosco, San Michele Arcangelo, Sant’Anna . . . da sinistra a destra, un’immaginetta per volta. Contemplava per qualche secondo l’immagine, la girava, ne leggeva la preghiera, poi la rigirava, e dopo averla baciata, la rimetteva giù nello spazio rimasto temporaneamente vuoto. Giorno dopo giorno, mattina e sera.

Il rito, i gesti, mi incuriosivano, ma le immaginette, quelle erano la mia passione. Desideravo tanto poterle prenderle in mano, girarle e rigirarle a mio modo, guardarle da vicino; volevo soffermarmi sulle storie, sconcertanti e angosciose, a cui si riferivano: la Madonna (Addolorata) col cuore penetrato da sette spade, Satana sotto il piede di San Michele, il paio di occhi che Santa Lucia porgeva in un piattino. Nella mia mente, le storie a cui le preghiere alludevano si fondevano con altre storie, altrettanto sconcertanti e angosciose che nonni e prozii spesso mi raccontavano, le sere d’inverno, mentre eravamo riuniti intorno al braciere di ottone pieno di carboni ardenti— le favole di Andersen, dei fratelli Grimm, Hoffman, le lacrimose storie del De Amicis. Ma a differenza della morale di punizione che sottendeva la maggior parte di quelle favole — comuni strumenti educativi di quei tempi — le storie intessute nelle preghiere erano storie di amore e intervento divino, di speranza, di conforto, di sopravvivenza.

Quando, un po’ più che ventenni, mio marito e io decidemmo di emigrare negli Stati Uniti, questa zia per ricordo mi porse il libro di preghiera che tante volte da bambina l’avevo vista sfogliare con su una dedica. Per anni l’ho tenuto in un cassetto finché un po’ d’anni fa, lo tirai fuori maldestramente, e una serie di immaginette scivolò dalle pagine che per tanto tempo le avevano trattenute e protette: erano quelle che da bambina avevo tanto desiderato possedere. . . Da allora cominciò il mio rito mattutino: la lettura delle preghiere a tergo delle immaginette, un modo di pregare che mi ha riportata e mi ha riconnessa a un tempo e una casa così lontani.

Spesso, le mie preghiere al mattino riattivano scene di quel passato, frammenti di memoria che per anni ho tenuto a bada, finché recentemente, per la prima volta in più di trent’anni e per puro caso, mi sono trovata a parlare di immaginette con Diana George, una mia collega americana, che, educata da suore cattoliche, sapeva cosa fossero e come me, ne era affascinata. Cominciammo a parlarne, scambiandoci ricordi e osservazioni sul loro ruolo nella nostra vita e ben presto decidemmo di scrivere un saggio per esplorare la funzione educativa di questi oggetti, e soprattutto il loro valore culturale e storico. In una parte del saggio, scritto in collaborazione con George, ho trattato della Madonna dei Sette Veli, protettrice di Foggia, studiando la localizzazione geografica di diverse sue immagini ed evidenziando come ogni immaginetta, tramite la particolare relazione tra la parola (preghiera) e l’immagine ad essa collegata, proponesse un diverso racconto dell’apparizione miracolosa della Icona Vetere[1] con conseguenze notevoli per la storia dell’evento e dei partecipanti.

Durante la ricerca ho scoperto un capitolo di storia popolare della mia regione di cui non ero a conoscenza, o che forse avevo dimenticato: il numero considerevole di icone e statue della Madonna “apparse miracolosamente” quasi sempre a gente semplice e umile nei campi, sulle coste e nei boschi della Puglia. Estendendo e adattando il titolo “Ritrovamento del Tavolo”[2] che negli annali di Foggia ricorda il primo avvistamento della Madonna dei Sette Veli, propongo di chiamare le immaginette che ricordano questi eventi prodigiosi  “Immaginette di Madonne Ritrovate.” Propongo, in altri termini, una categoria differenziale che accentui non solo il loro valore filiconico ma anche, e forse soprattutto, il loro valore culturale e storico.

Le immaginette a cui mi riferisco sono rappresentazioni artistiche, in miniatura, di “apparizioni” prodigiose le cui storie, tramandate di bocca in bocca, sono rimaste e rimangono ancora vive nella memoria collettiva del popolo pugliese grazie alle elaborate e drammatiche ricostruzioni annuali dell’evento, in canti popolari in dialetto, ma soprattutto grazie a queste particolari immaginette messe in circolazione da chiese e santuari eretti a memoria dell’evento miracoloso. Il titolo di ogni Madonna Ritrovata, evidenziato sul recto e tergo della immaginetta, ricorda il luogo specifico ove ciascuna di queste Madonne si materializzò miracolosamente: un pozzo (Madonna del Pozzo), una madia (Madonna della Madia), uno sterpeto (Madonna dello Sterpeto), un muro in un campo (Madonna della Ripalta).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanti abbiano poca dimestichezza con queste immagini e non distinguano una Madonna dall’altra, in quanto, come è vero per tutte le icone, i loro lineamenti bizantini sono molto simili, il titolo ha un’importante funzione identificativa, anche con implicazioni economiche, in quanto reclamizza la specifica chiesa o santuario.

Le storie popolari che le immaginette commemorano, chiaramente rievocano antichi riti pagani di nascita e ri-nascita e da questo punto di vista, le stesse immaginette hanno un particolare interesse culturale, ma ciò che a mio parere maggiormente le caratterizza è che queste storie sono in effetti rielaborazioni di un ben noto evento storico: il ritrovamento delle antiche icone e statue della Vergine, trafugate e nascoste accuratamente in Puglia da monaci bizantini in fuga dalla Sicilia, conquistata dai Mussulmani, o dall’Oriente dove perseveravano le persecuzioni di Leone III Isaurico.

Queste immaginette, quindi, sono di notevole rilevanza per varie ragioni: come oggetto di collezionismo sono particolarmente attraenti per epoca e stile artistico; dal punto di vista della fede popolare, offrono il conforto di sapere e credere che in tempi lontani la Madonna scelse di apparire a pastori e contadini, nell’umile realtà delle loro fatiche quotidiane, senza mediazione ecclesiastica. Inoltre, sono esempi delle complesse pratiche educative che sottendono ciò che può sembrare un semplice atto di devozione: infatti le parole stampate sulle immagini, il titolo attribuito alla Madonna, la formula di invocazione, il testo della preghiera, promulgano, e insegnano allo stesso tempo, la deferenza con la quale bisogna rivolgersi alla Madonna, come invocarla, come riporre fede nel suo potere trascendente. E ancora, queste immaginette sono, sicuramente, parte delle leggende e della storia locale, ma sono anche parte della storia “colta” ecclesiastica  — in quanto le apparizioni a cui si riferiscono sono ben note persecuzioni iconoclastiche — sollecitando interessanti riflessioni sul modo in cui i due generi di storia fanno proprio e ricordano l’evento prodigioso.

Recentemente, negli Stati Uniti, le immaginette sono emerse come oggetto di interesse culturale, soprattutto nell’ambito degli studi di “ephemera”; sono stati creati molti websites, sono state organizzate mostre connesse a centri religiosi universitari e sono stati pubblicati dei libri illustrati che mirano a introdurle presso lettori non specializzati. Per ovvie ragioni storiche e culturali, questo interesse è più indirizzato al collezionismo che alla loro funzione storica, religiosa ed educativa. Per questo motivo vorrei compilare e pubblicare un piccolo volume che raccolga e presenti le immaginette, le storie e le leggende dei ritrovamenti delle tante Madonne in Puglia, anche perché, nel corso della mia ricerca, mi sono resa conto, con progressiva chiarezza, dell’importanza che hanno avuto nella mia esperienza di emigrante.

Fin dal mio “ritrovamento” nel libro regalatomi da mia zia, le immaginette mi hanno mantenuta connessa emotivamente a luoghi, tempi e cultura della mia infanzia. Ed è anche questo tipo di memoria che vorrei ora esplorare. Vorrei tanto scoprire quali immaginette di Madonne Ritrovate sono state portate negli Stati Uniti, tra le pagine di un breviario o nelle tasche di emigranti, tanto lontano dal luogo in cui la Madonna scelse di apparire. Che funzione hanno avuto per gli emigranti? Quali storie hanno preservato? Come sono state narrate queste storie? Quali culti hanno stabilito? Quali luoghi di venerazione hanno contribuito a erigere?

Come intraprendere questa ricerca? E’ una ricerca difficile, forse impossibile. Ma utile e istruttiva in quanto mi obbliga a constatare la perdita di un ricco patrimonio culturale ed esistenziale che anche quando rimane parte essenziale della loro identita’, molti emigranti non possono sempre facilmente comunicare, sia perche’ quel patrimonio e’ intimamente connesso alle loro tradizioni ed abitudini culturali, ed anche perche’, purtroppo, molti non hanno acquisito l’autorita’ culturale che permetta loro di proclamarne l’importanza.

Ed e’ questo che mi sollecita, con gran rispetto, a rintracciare, preservare ed espandere, con loro e per loro, i frammenti di storia che le immaginette di Madonne Ritrovate oltre oceano possono aver portato con se’.

 

Riferimenti

Dipasqua, Sandra and Barbara Calamari. Holy Cards. New York: Henry N. Abrams, 2004. Print.

George, Diana and Mariolina Rizzi Salvatori. “Holy Cards / Immaginette: The Extraordinary Literacy of Vernacular Religion.” CCC 60(2) / December 2008. Print.

Hammerman, Nora. “Holy Cards Captivate at JPII Center Show.” Catholic Herald, 2 July 2005. Print.

Holy Cards: Picturing Prayers. Pope John Paul II Cultural Center, 2005. Print.

McBrien, Richard P. Catholicism: New Study Edition. San Francisco: HarperCollins, 1994. Print.

—. The HarperCollins Encyclopedia of Catholicism. San Francisco: HarperCollins, 1995. Print.

McGrath, Tom. “Be a Card Carrying Catholic.” U.S. Catholic Vol. 62 Issue 6 (June 1997): 50. Print.

Morgan, David. Visual Piety: A History and Theory of Popular Religious Images. Berkeley, CA: University of California Press, 1998. Print.

Orsi, Robert. Between Heaven and Earth: The Religious Worlds People Make and the Scholars Who Study Them. Princeton, NJ: Princeton University Press, 2005. Print.

—. The Madonna of 115th Street: Faith and Community in Italian Harlem, 1880-1950. New Haven: Yale University Press, 1985. Print.

Petruzzelli, James F. “Catholic Holy Cards: Visual, Verbal, and Tactile Codes for the (In)visible.” Eds. Cathy Lynn Preston and Michael J. Preston. The Other Print Tradition Essays on Chapbooks, Broadsides, and Related Ephemera. New York: Garland Publishing, Inc., 1995: 266-282. Print.

Stevens, Barbara. “The True Story Behind Madonnina.” St. Anthony Catholic Messenger Online. January 2000. Web. 9 Dec. 2006. (www.americancatholic.org/Messenger/Jan2000/feature1.asp).



Websites

Collezione dei santini dei Santuari Mariani – CollectorClub (www.collectorclub.it/pages/collezione_santini_santuari_mariani_4888/178)

Collezione di Santini (www.digilander.libero.it/giardinodegliangeli/Santini/Santini.html)

Le mostre di Santini di Mario Tasca – Carmelitani di Palestrina (www.carmelitanipalestrina.org/index.php?option=com_content&view=article&id=265:le-mostre-di-santini-di-mario-tasca&catid=8:varie&Itemid=16)

Mostra Santini Ricordo di Prima Comunione di Mario Tasca (www.cartantica.it/pages/mostretasca.asp)

Museo del Paesaggio (www.museodelpaesaggio.it/home)

Museo del Santino (www.museodelsantino.it/)

Piero Stradella (www.pierostradella.it/)

Santini di Mario Tasca al mercatino di Natale a Follina (www.venetouno.it/notizia/42904/i-santini-di-mario-tasca-al-mercatino-di-natale-a-follina)


[1]  “Icona Vetere”: antica icona

[2]   “Ritrovamneto del Tavolo”:  titolo che descrive l’evento in cui i mandriani, guidati dalle tre fiammelle e i buoi genuflessi, “ritrovarono”  l’icona nel pantano. l



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